I’m a workalcholic.

Non c’è nulla di male secondo me, anche se la connotazione può avvicinarsi a secchione, termine che non ho mai apprezzato molto. Ci sono correnti di pensiero che lo associano addirittura alla dipendenza, come dall’alcool, rendendo negativo il suo significato. A me semplicemente piace lavorare, piace impegnarmi per qualcosa in cui credo. Sono convinta che se non si crede nell’azienda, nelle persone con cui lavori, nei compiti che devi svolgere, è meglio che lasci perdere e vai a farti una passeggiata pensando ad altro. Il lavoro va fatto bene, bisogno dare il 100% e quando si riesce anche di più. Quando inizio un compito mi applico in maniera che riesca al meglio e nel modo più ottimizzato possibile. Il mio lavoro termina d’ufficio alle 17 e tante volte prendo la palla al balzo e alle 17.05 sono già all’aria aperta, ma non perchè voglia scappare, ma perchè quando mi siedo davanti al pc (con mezz’ora di anticipo rispetto al mio orario d’entrata) non mi stacco più, nemmeno per prendere un caffè o fumare una sigaretta. Nell’anticipo sbrigo tutto quello che è un di più: mail, corrispondenza cartacea, agenda… in maniera che quando scattano le 8.30 possa partire con il lavoro vero, senza perdere tempo nel contorno. Dicevamo che spesso alle 17.05 sono lontana dalla scrivania, ma non conto le volte in cui mi sono fermata: non per fare il mio (perchè in 8 ore ben organizzate puoi fare davvero di tutto) ma per aiutare a smaltire la mole che ricopre l’ufficio, perchè la collaborazione è fondamentale.

Ok, la sala riunioni è finalmente libera, adesso devo proprio andare! A domani

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