Un pensiero dal 26/11/2005

Scrivevo un diario nel 2005. Uno di quelli con le pagine bianche, senza righe ne quadretti. Questa nota è incompleta, come tutti quei momenti in cui si apre la via al cuore e si spegne il cervello. Non è razionale. Ma al contempo è vera e attuale, come non avrei mai potuto immaginare

26/11/2005
Una giornata dai contorni infiniti. Esame alle 8.45 di finanza aziendale, e poi con Marta fino a metà. Abbiamo preso le cose nuove per lo studio, i libri per il semestre che verrà e adesso treno. Sono seduta sul treno che mi porta a casa e sono distrutta.E’ morto un ragazzo della mia età, del mio paese, una persona che conoscevo. Quando ieri ho sentito Giorgio che piangeva mentre cercava di spiegarmi mi sono sentita morire. Mi chiedevo perchè, cercavo una spiegazione per qualcosa che non ha e forse non avrà mai una spiegazione. Una morte prende chi vuole e quando vuole. Non fa differenze, non lascia tempo per affrontare le persone, per sistemare tutto ciò che è in sospeso. sono stata fortunata, tanto, sempre. Ma ho una ferita dentro che ancora sanguina, e che forse non smetterà mai. Mi manca l’unica persona che se ne è andata dopo avermi fatto vedere come era davvero, come era la vita per lei. Mi manca di una nostalgia che non ha telefoni o lettere per essere attutita. E ricordo tutto di lei. E soffro del non avere una foto recente con lei, so che avrebbe messo un cappellino bellissimo per la mia laurea e si sarebbe commossa. Mi avrebbe sorriso nel suo modo speciale. Ma non c’è più e posso solo immaginare quello che avrebbe fatto. Quello che avrebbe detto.
E vorrei aver preso molte più cose da lei, e forse è così, ma non mi sembrano mai abbastanza. Ho ancora in testa il ricordo della sua voce. Le sue mani, quelle le ricordo bene. E mi viene in mente ogni volta che mi sistemo le mani, ogni volta che uso la lima come mi aveva insegnato. Era semplice ed inifinita quella linea di confine che ci divideva, sottile come un foglio di carta.
Sottile come questa patina chiara che mi vela lo sguardo mentre il treno attraversa le gallerie che si susseguono fino al mare.

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Se fossi nata renna, sarei stata una sovversiva. Mi sarei ribellata a quel grassone con la barba bianca e non avrei mai collaborato, pacificamente, per la consegna dei regali

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