Programmare una vita insieme con lo stesso entusiasmo con il quale si programmano le vacanze, o magari una gita fuori porta
Vivere la giornata con semplicità come se non ci fosse nulla di più naturale che incontrarsi solo per la voglia di vedersi e di stare bene insieme
Rubarci baci che desideriamo in due, nascosti dagli occhi indiscreti di chi non sa e che non vogliamo sappiano
Legarci, a doppio filo, come se non fossimo già legati da qualcosa di invisibile che ci tiene insieme, che ci fa venire in mente l’altro appena si ha qualcosa da condividere
Che questo sia bello o no, non importa
Sentire la voce dell’altro dall’altro capo del telefono, e impazzire se le gallerie non ce lo fa sentire nitido perché ci fa perdere alcune parole, che sembrano leggere e inutili, ma che pesano sull’umore come se fossero pesantissime, e lo riescono a alzare anche se la giornata è stata pessima
Sentire che manca il tempo per parlarsi, che è poco e si parla fitto fitto fra un bacio e l’altro per aggiornarci, per fondere le informazioni come se volessimo condividere ogni minuto della giornata trascorsa con l’altra persona perché ce la fa sentire più vicina, come se potessimo – con le parole – rendere reale la condivisione.
Tre parole erano troppe, due sono più azzeccate. Ma davvero bastano? A volte servirebbe un nuovo modo di dircelo. Perché quello che dicono gli occhi viene ridotto dalle parole, perché quello che è capace di dire un abbraccio non lo riusciremo mai a mettere nero su bianco.

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