Piove sulle parole che non ho più
su quelle che mi sono rimaste dentro
su quelle che ancora la mente deve pensare
su quelle per le quali mi sveglio ogni mattina, assopita e ricolma di sonno come una tazza di cappuccino

Mi sveglio con quella sensazione di vertigine, come se il mondo, mentre ero a letto, si fosse mosso senza avvertirmi
mi ha scombussolato ma gli lascio aprire i miei occhi con un soffio di quel temperamento perso fra le lenzuola

Piove. Senza fine. Senza sosta. L’acqua pulisce, rigenera, ma questo solo nella natura. In città accantona, accumula foglie e colori autunnali. E’ come se sommasse una sull’altra le idee, nate con sprint e perse miseramente poco dopo. Le vedo per terra, colorate e brillanti, ma ricolme di acqua che le rende molle ed informi
L’autunno è anche questo. Metterti dinanzi allo sguardo le tue iniziative personali così fragili e venute al mondo senza una struttura. Ci cammino sopra, ogni mattina, mentre con passo rapido vado verso l’ufficio. E provo pena per non aver ancora comprato il microfono e non aver ancora finito il libro che avevo in mente.

Per Natale vorrei questo. Un microfono che mi permetta di dettare le mie idee ad una macchina che le imprima in pixel, un buon programma per il computer e la stampa della copertina, che ho scelto da mesi

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