Piove. Sulle foglie verdi al di la del vetro della finestra.
Ed intorno il silenzio assordante di pensieri reali e costruiti che schiacciano le tempie sul cuscino che ti ha visto sveglia fino all’alba.

Piove e le gocce si depositano sui rami per poi fondersi insieme e cadere a terra successivamente, come lacrime dal viso.
Quelle lacrime che non riesci più nemmeno a far scendere, da quanto bruciano gli occhi.

E resti a letto, con il piumino che ti copre fino all’ombelico e lascia al freddo del mattino la parte più debole. Resti li sperando nell’arrivo di qualcosa che sai dentro di te non arriverà. Aspetti e muori un po’. Un po’ di più, un po’ ogni giorno come adesso.
Senti la vita che scorre, che ti sfiora. Che chiede movimento, sorrisi e reazioni. E tu invece sei come inchiodato, in quella posizione fatta per dormire che però non porta sogni.

Sai di cosa avresti bisogno ma spesso è troppo difficile aprire la bocca e chiedere. Sembra immensamente difficile. Cerchi di parlare con un filo di voce nel buio, ma il volume si perde prima di arrivare e ti resta dentro, rimbombando nella tua testa.

A volte gli abbracci risolvono tutto, a volte basterebbe saperli dare. Saperli ricevere

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