Il mondo si divide in due sfere: quelli che vorrebbero bere dal Sacro Graal e vivere in eterno e quelli che la storia della morte, del ciclo che si chiude l’hanno presa decisamente meglio ed affrontano l’idea in maniera reale.
Io appartengo alla seconda sfera

D’altronde, se sei una persona “di scienza”, non puoi pensare davvero di poter fare come il templare sopravvissuto a tutto un pezzo di storia che aspetta Harrison Ford (Indiana Jones e l’ultima crociata, 1989), non puoi nemmeno credere ai Maya, alla fine del mondo, alla superstizione..
Di conseguenza non ho mai ambito a vivere 100 anni o più, anzi egoisticamente preferirei andarmene sul limite fra la buona salute e la malattia, un minuto prima di mio marito, decenni prima dei miei figli. Ma dato che programmare è una delle nostre attività preferite, ma non si sposa di sicuro con il piano divino, e nemmeno con quello della divina provvidenza, passiamo le nostre giornate, o perlomeno alcuni momenti di esse, a pensare a quello che sia giusto fare, si debba fare, ci siamo persi. Per poi addentrarci nel discorso più complesso e sicuramente più profondo delle parole, che abbiamo speso, ma soprattutto quello che abbiamo tenuto per noi, che non abbiamo avuto la capacità di far uscire dal nostro corpo: le parole non dette

E sulle parole non dette hanno scritto libri, o meglio, romanzi. Di conseguenza ne sono nati film, sdolcinati, come se le parole non dette fossero solo e soltanto quelle all’amore della propria vita. Ci sono quelle anche a tutte le altre persone, quelle che il destino, la sorte, Dio, ci portano via, senza preavviso, senza averci dato il tempo reale e giusto per dire, fare, vivere.

Qualche giorno fa si è spenta una donna di scienza, Rita levi Montalcini, una donna che ha fatto parlare di sé per la sua intelligenza, per tutto ciò che di buono ha portato all’Italia, alla ricerca, alle donne e al rispetto. Rispetto, il suo, talmente pulito e senza sovrastrutture d’essere riuscita tramite questo a entrare nel cuore di molti, per non dire di tutti. Ci mancherà molto, non perché fosse nostra amica, o perché fosse una presenza quotidiana nelle nostre vite, ma ci mancherà perché la sua presenza invisibile, era quasi tangibile nelle nostre menti. Fonte d’ispirazione per tantissimi giovani che hanno scelto l’Italia come luogo dove sviluppare la loro intelligenza, senza fuggire verso un percorso più semplice, meglio retribuito, e soprattutto di successo garantito.

Ammiravo quella donna. La ammiravo molto, non solo perché le donne intelligenti mi affascinano, ma perché ho sempre visto in lei la capacità di trasmettere valori importanti in maniera semplice, di riuscire a comunicare utilizzando un linguaggio forbito che si adattava a qualunque tipo di età, ceto sociale, livello d’istruzione. Aveva cuore l’Italia, con quel patriottismo e quell’orgoglio negli occhi che mi ricordava mia nonna quando parlava di Torino e della Fiat, e che davanti allo sventolare del tricolore si commuoveva in maniera tenerissima

Mi mancherà, mi mancherà il suo esempio lo porterò con me e cercherà di applicare, ogni giorno, ciò che lei semplicemente riassumeva in una frase: meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita

Ciao

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