Avete presente quando uscite con i tacchi e la vostra borsa si è trasformata nella versione moderna di quella di Mary Poppins? Bene, aggiungete quel tanto che basta di pioggerellina, non abbastanza da piovere sul serio ma sufficiente a farvi increspare capelli ed umore. Poi ovviamente, avendo i tacchi, siete in ritardo e per quanto tentiate di muovere rapidamente le gambe queste non andranno mai veloci come se calzaste le converse.

A questo si aggiunge la meta – lontana – e la motivazione, che spero per voi sia un appuntamento galante ma in mancanza di questo può essere un colloquio di lavoro (mai, dico mai arrivare tardi) od un incontro di altro tipo, lascio un po’ di fantasia a voi!

Scendere le scale della metro il più rapidamente possibile, attraversate i tornelli ed inforcate le scale mobili manco fosse l’ ultimo treno prima della chiusura notturna. È a quel punto che si parano loro davanti a te: la coppia più statica della città, quella che ti chiedi come abbiano fatto ad arrivare fino dinanzi a te.
Spaesati come se fossero turisti, nonostante magari siano pure nati su suolo meneghino. E stanno li, fermi, ad ingombrare la scala mobile mentre tu subisci passivamente l’arrivo del treno in stazione.
Chiedi “permesso” ma tanto loro mica hanno capito di essere sul vostro (e non solo vostro) cammino. Ti ignorano. Ignorano te, il tuo ritardo ed il treno che nel frattempo si sta adoperando per chiudere le porte e ripartire.
Li sorpassi, ma ormai è troppo tardi. Treno perso

E mentre ti siedi sconsolata su una delle sedie lato banchina ti interroghi sull’arte del levarsi dai piedi, sull’incapacità di alcune persone di non rendersi conto di essere di intralcio, a volte in maniera non solo fisica ma anche figurativa, nella vita degli altri. E rifletti sull’aspetto che ti riguarda più personalmente, nella speranza di aver afferrato l’arte e di non aver causato questi pensieri in nessun altro

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