Acciaio, quello luccicante che taglia il ghiaccio come le mani e bisogna saperlo portare sulle spalle per non farsi male mentre si puntano i talloni nella neve e si fa forza con le gambe e si sale.

Skypass e le piste sono tue. La seggiovia ti risveglia la pelle, l’aria fredda, quasi gelata ti sfiora il viso come una lama. Tagliente come la sciabola che apre la bottiglia con un colpo, così il ghiaccio lucido ti attende in cima, dove il sole non si è ancora degnato di colpire con i suoi raggi

La notte ha reso la neve dura, perfetta per gli sci laminati e trattati con la sciolina. Tutto è pronto e arrivi in cima. Il respiro si fa intermittente. Si fa leggero come quest’aria che avvolge tutto, trasparente che nemmeno te ne accorgi

Le gambe sono calde dalla pre agonistica che ha ricordato al tuo ginocchio che la stabilità deve essere il suo primo obiettivo. Le mani gelate come al solito non trasmettono nessun fastidio al cervello che è concentrato su altro. Intorno il silenzio, pochi uccelli nel cielo e il bianco candore che non attende altro che le tue lamine a disegnarlo

La sveglia è suonata presto, quando si vuole il meglio dalle cose bisogna impegnarsi a fondo, spremere le energie. Anni della mia vita trascorsi fra le montagne a muovere le gambe, a tenere strette le bacchette, ad imparare un movimento che solo la neve ti permette. Inverni con il passamontagna e la sciarpa che si ricoprivano di brina perché si sciava sempre, anche con la bufera e la paura del maestro di perderti fra i bivi del giro dei passi

E poi le volpi, i rumori del bosco. I fischiettii fra di noi e loro.
La natura sembra innocua cosparsa di bianca neve. Sembra perfetta, come la scia che bisognava lasciare a terra per prendere i punti.

Le sfide e l’ardore. Le delusioni ed i podi. Sciare a spazzaneve dando le spalle alla valle per insegnare agli amici a sciare. Le urla della mamma quando portavo mio papà sulle code dei miei sci e si scendeva in due, come su uno scooter. Ricordi che sembrano appartenere a una vita lontana.

Era l’inverno del cambiamento. Era il momento di smettere, non per scelta. Vendetti tutto, mi liberai di quei colori che mi avevano sempre accompagnata, cedetti l’attrezzatura curata come un figlio. Abbandonai la neve per quasi tre anni, senza volerla nemmeno vedere, cominciai a pensare che la montagna si può vivere anche d’estate, ma questo lo lasciai quasi subito agli altri. Respirai l’aria del mare per colmare la mancanza e un Natale nevicò addirittura sulla spiaggia. Fu bellissimo

E si aprii un nuovo capitolo della vita

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