In questi giorni sono sommersa dal rumore. I tram sulle rotaie, i telefono che squillano, la frenesia che si impossessa di Milano a fasi alterne e non le da tregua. Sono schiacciata dai clacson, dalle persone che prese dalle loro nevrosi non si accorgono che alzano il tono di voce senza rispetto, senza pensiero.

Ho preso l’abitudine di camminare, molto. Distrattamente con le cuffiette bianche nelle orecchie, persa nelle musiche più strane, che si susseguono sul lettore come se non avessero criterio. Ho scelto di non scegliere. Di ascoltare qualcosa di mio per non ascoltare ciò che impongono gli altri e mi rendo conto che l’unica voce che vorrei sentire è quella che non parla, quella che ha scelto il silenzio.
E mi mancano le parole giuste, quelle che ti aprono gli occhi e azzerano il rumore intorno. Quelle che ti prendono, come in un abbraccio e ti fanno sentire protetta. Mi manca quella sensazione di pace e serenità che solo alcune parole riescono a conferire, magari senza accorgersene. Mi manca la percezione di sentire che non manca nulla, e nel rumore stento ad accorgermi della presenza del silenzio

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