Ero in riunione. Passa sotto di noi la metropolitana. Lavoro talmente in centro che dalla finestra dell’ufficio di alcuni colleghi si vedono le guglie, diciamo da molto vicino.
Due linee di metropolitana che si incrociano, che a distanza di un piano l’una dall’altra scorrono fluide sotto di noi

E mentre siamo in riunione, che discutiamo di titoli, intestazioni e società, ecco che nei cunicoli sotto l’ufficio fa il suo percorso un vagone pieno di persone. Magari un pochino più veloce del solito e senti che il terreno vibra.

E dal nostro terzo piano si sente

La ragazza dall’altra parte del tavolo guarda il soffitto come a cercare un lampadario, un punto di riferimento esterno per capire se la sua è solo una sensazione oppure se succede davvero. I suoi occhi non trovano che alcuni faretti moderni ed accecanti e sul suo viso l’espressione non diventa di serenità
Intanto la corsa del treno è già arrivata in un’altra stazione, troppo lontana dalla palazzina dove ci troviamo, distante dalle nostre percezioni, che restano qualche secondo sospese fra l’ansia e l’allerta, per poi tranquillizarsi

Almeno fino alla prossima corsa

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