Chi va a Roma perde la poltrona.
 
Lo avete mai sentito questo modo di dire? oggi rende bene l’idea. Nel mio ufficio continuano a cambiare le scrivanie, il materiale informatico, tutto. C’è un mescolio quasi incontrollabile di risorse (fra stagisti in arrivo e matusa in prepensionamento), ruoli e luoghi. TI svegli una mattina, arrivi in ufficio e scopri che non sei più lì, ma dall’altra parte dell’edificio, con altre persone. Tutti catalizzati in un simpatico open space: moderno e luminoso, dove però lavorare è difficilissimo perchè tutti parlano con tutti, i telefoni squillano a sfinimento ed inizi a rimpiangere la tua tranquillità come mai avresti immaginato. Tirano su separatori per i dirigenti, e cartongesso come se piovesse per i big boss veri e propri. Poi d’improvviso la luce: si libera una postazione davanti al muro, in un angolo quasi nascosto, che non sono riusciti a collegare perfettamente con il resto. Una piccola isola di reclusione. Tutti cercano di fuggire da quell’antro buio, ma qualcuno ci deve andare. Prendo la palla al balzo e mi propongo..
 
… e adesso vI saluto dalla mia piccola isola di paradiso!
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