La capacità di alcuni di rendersi nuovi, come un mobile dopo il restauro, come il viso di un uomo dopo la barba, come una donna che diventa mamma. Non è da tutti.

È un processo che va messo in atto, che va alimentato. Si parte da un’idea di partenza che è frutto di insoddisfazione perché, è noto, che quando siamo tristi, con la luna storta, prigionieri di situazioni particolari siamo più inclini a riflettere su di noi ed a decidere di voler mutare noi stessi.
Che poi, diciamo la verità, non è mai un mutamento totale ma sempre graduale ed a volte invisibile agli altri.

Comunque iniziamo da uno stato di insofferenza ed andiamo avanti. Dopo aver pianto su noi stessi quel tanto che basta si accende una lampadina: la reazione.
Finalmente diamo una scrollata a noi stessi e decidiamo di fare qualcosa. Ovviamente non sappiamo ne cosa ne come, ma abbiamo già fatto un passo avanti. Sappiamo di avere un problema e di volerlo affrontare. Siamo consapevoli del fatto che possiamo migliorare, sorridere e stare bene. Ne siamo coscienti, ora bisogna solo capire da che parte iniziare, da che lato di noi cominciare la modifica, la miglioria od il cambiamento radicale.

Se il DNA è femminile, 99 su 100, si propenderà per trasformare la fase 1 nel mix fra shopping ed un pomeriggio intensivo da dividere equamente fra parrucchiere ed estetista. Perché la donna inizia il cambiamento da fuori, dal suo aspetto. Compaiono frange sugli occhi e nuance nuove sulle ciocche che si accompagnano a tacchi alti e vestiti da sera

L’uomo invece inizia a caso. Mentre noi siamo emotive e confuse interiormente ma sappiamo esattamente che colore vogliamo sulle unghie delle mani, l’uomo inizia senza un criterio. C’è chi mette in scatoloni da trasloco la roba della ormai ex e glieli fa trovare sul pianerottolo, c’è chi inizia a scorrere la rubrica telefonica alla ricerca degli amici “cazzari” con cui andarsi a sbronzare. C’è chi fa entrambe le cose insieme e chi invece continua a vivere serenamente anche con la scarpiera ingombra di roba altrui.

Siamo umani, non abbiamo la verità in mano. Sappiamo solo che abbiamo voglia di reagire e provare, di nuovo, quella sensazione di serenità che ricordiamo nitida nella testa come il ricordo di quando abbiamo fatto la prima corsa in bicicletta sotto il sole. Siamo curiosi, incostanti e molto spesso testardi, ma in fondo siamo tutti accomunati dalla semplice ricerca della felicità

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