Detroit the end | #fordnaias #travel

Siamo al momento di tirare le fila, quel momento in cui realizzi che devi tornare, che un volo ti attende e che la routine quotidiana riprende. É quel attimo in cui pensi a ciò che hai vissuto, alle persone con le quali lo hai trascorso, ciò che hai visto e cosa ti porterai con te al ritorno a casa, e nella vita

Detroit non era nelle mie mete di viaggio, aveva il sapore di una città lontana, in cui capitare per uno scalo o durante un itinerario più ampio. Non conoscevo il NAIAS (North American International Auto Show) fino a che non mi hanno contattato da Ford per parteciparvi. E da li é stato tutto rapido, le settimane sono trascorse e mi sono ritrovata sul volo Milano – Detroit senza nemmeno rendermi conto dei giorni in mezzo. Sono partita con la curiosità, l’entusiasmo e il timore che il fuso orario mi mettesse KO. Sono arrivata a destinazione come unica blogger in un panorama di giornalisti specializzati nel settore provenienti da tutto il mondo ed io come blogger influencer di lifestyle. Un onore, un privilegio di cui sono stata lusingata

Ho adorato la cena al museo Henry Ford, che più che un museo dedicato all’automobile ed al suo fondatore, mi é sembrato un tributo alla storia americana, dove ho sorriso con le insegne del drive in, scattato fotografie ai dettagli di alcune autovetture che sarà molto difficile rivedere altrove, riflettuto davanti all’auto del presidente e conosciuto un po’ i miei compagni di viaggio. É stata una serata divertente, dove ho scambiato anche qualche parola con il designer Cyril Duval, che si é lasciato ispirare dall’auto Ford per realizzare una consolle, fondendo il suo estro creativo con la casa automobilistica

Ho vissuto con piacere i tour organizzati all’interno dei centri di ricerca e sperimentazione Ford, dove siamo anche stati condotti all’interno di un vero simulatore dove nascono idee, migliorie e prove reali. Ho provato emozione ai segnali “Tornado Shelter Area Inside” che costellano gli edifici, perché rendono concreta una paura con cui qui devono convivere. Ho riflettuto sulla natura che a volte sa essere pericolosa e distruttiva e che non risparmia al suo scatenarsi niente e nessuno

Ho rincorso il wifi come se non ci fosse un domani, mangiato hamburgher in aereoporto, percorso 14000 chilometri in 5 giorni. Ho provato l’ebrezza di un test drive su quella che era la pista di atterraggio privata di Henry Ford, visto l’alba su Detroit, inforcato la monorotaia che gira per tutta la città
Ho letto libri, guardato film e bevuto acqua come se non lo avessi mai fatto. Ho indossato braccialetti neri, badge magnetici, cartellini stampa verde fluo
Sono stata corteggiata da uno spagnolo il primo giorno che sono arrivata, e al due di picche non mi ha nemmeno più salutata per il resto del viaggio. Ho conosciuto due persone incredibili sull’aereo, volato da sola, imbarcato la valigia ore prima di salire sul mio volo. Ho ricevuto un nuovo timbro sul passaporto

Sono tornata in albergo con un sacchetto di caramelle, scattato foto con un designer dal cappello improponibile, assistito alla conferenza stampa di Ford durante la quale si è svolto un vero e proprio show. Ho scattato quasi 300 foto, tutte uniche nel loro genere, dai dettagli da drive in fino alla nuova auto ibrida.
Ho incontrato un amico conosciuto a Monaco, riposato nella lounge di Delta, fatto 9 controlli passaporti per 4 voli
Ho twittato, scaricato nuove applicazioni, scoperto la funzione hotspot sul cellulare. Ho ricaricato il telefono in ogni dove, dal pullman fino all’aereoporto

Ho dormito, sofferto di insonnia, dormito. Comprato mini cookie alle 3 del mattino mentre qui in Italia si andava in ufficio. Ho visto il sole, il buio, il nevischio, la pioggia.
Ho camminato lungo il fiume Detroit ed ammirato il Canada dall’altro lato. Ho scoperto che certe persone non le conosci mai fino in fondo e che certi incontri ti aprono gli occhi e la mente

Ma un viaggio può diventare ancora più speciale se condiviso con le persone giuste. E sono stata fortunata: eravamo solo 5 italiani su 200 invitati da Ford, provenienti da tutto il mondo. Un gruppo misto e variegato, con quattro giornalisti ed una blogger. Cinque età, cinque lavori, cinque motivazioni diverse ma tutti là, contemporaneamente a Detroit. E le persone a volte si calamitano nel senso buono del termine, fanno gruppo senza riflettere, come se non ci fosse possibilità di restare lontani, e dalla cena al museo Ford siamo stati una squadra. Squadra che ha condiviso colazioni, test drive, bicchieri della staffa, sveglie all’alba, check out, scatti, condivisioni, manifestazione, eventi, curiosità e tante risate

Per ciascuno di loro un grazie di cuore: ad Alice per aver affrontato la pericolosa Detroit sulla monorotaia insieme a me, a Lino per le sfide a chi ne sa di più su Twitter, a Mirco per avermi insegnato come si accendono le lampadine con le pile ed a Luca per la birra, la connessione, la lounge e l’hamburgerA Ford, Maja, Elena e Marco un grazie speciale perché sanno farmi sentire a casa, sempre
A tutti voi che mi avete seguita: grazie!! perché senza di voi tutti questi viaggi avrebbero meno sapore!

A presto,
Laura

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