La differenza di età è uno di quei tabù che ci siamo portati dietro per anni per poi dimenticarcene per sempre. O forse no? Me lo chiedo oggi alla luce di una conversazione avvenuta qualche giorno fa.

Toy boy o uomini decisamente troppo over? Ma quale è la linea che delimita l’over?

Ho trenta anni. Compiuti da nemmeno un mese. Fiera di esserci arrivata senza troppe crisi di identità e desideri di ritocchini vari, ho assimilato la mia età meglio di come avevo impattato con i 25. Chissà cosa mi diceva la testa allora. Mah. Ora mi vedo più donna che ragazzina ma mi sento ancora a metà e jeans+ballerine continua ad essere il mio look preferito. Non so se questo sia sbagliato o no ma mi piace lo stare a metà fra le sneakers (ne ho comprate un paio che sono proprio da ggggggiovane! devo farvele assolutamente vedere!!) e il tacco 9 senza plateau, quello che ti spezza la caviglia e che ti fa maledire quel sanpietrino che fa le trappole alle tue caviglie. Mi piaccio abbastanza anche se qualche chilo lo perderei volentieri. So cosa mi sta bene e cosa devo decisamente lasciare a quelle alte due metri. So quali colori con il mio viso fanno a pugni e quali lo rendono più dolce e meno spigoloso. So far di conto, stirare e tenere una casa e ho festeggiato i primi 100.000 chilometri con la mia macchina.

Ho sempre puntato su un compagno coetaneo o quasi. Ma poi oggi mi chiedevo questa cosa dell’età dell’altra persona. Per esempio se mi mettessi con uno di 40 anni? Uno che ha un divorzio alle spalle (perchè sfido a trovarne uno che ai 40 compiuti non ha già detto “sì” a un’altra donna)? Prendi l’ipotesi migliore: uno senza figli. A uno che ha 10 anni più di me cosa potrei raccontare? Davvero gli interesserebbe quello che faccio io nella vita? Il primo problema sarebbe che lui – probabilmente – ha girato, viaggiato, conosciuto ed imparato e adesso vuole fare la serata sul divano o nel ristorante iper chic. Che noia! no? Ma poi io uno di 40 anni dove lo incontro!? Boh. Però, devo ammettere, che quelli più grandi hanno – a volte – quel non-so-che che arriva dritto, che anche se tu ti metti storta e fuori mirino ti prende lo stesso. Ti prende la curiosità, attraverso i gesti, pensati e dosati con cura. Attraverso le parole che non escono di getto ma attraversano il cervello prima di prendere aria. Attraverso le piccole cose che si imparano con il tempo, con i giorni che trascorrono. Quel tempo che bisogna semplicemente attendere trascorra per avere un uomo accanto.

Passiamo all’ipotesi con quello più piccolo. No, questa ipotesi nemmeno la tratto, uno più piccolo no.. già sono mammoni, goffi e lenti di loro se poi te ne prendi uno che è ancora allo stage come primo impiego no. Decisamente no. E poi non ho ancora la disponibilità economica per mantenere un gatto e un Toy Boy allo stesso tempo :)

Laura

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