Durante le mie vacanze ho incontrato un ragazzo che ad un certo punto della sua vita, soldi alla mano, ha deciso di investirli. Ed alla sua azienda con il padre ha affiancato una nuova attività. Che più che un’attività vera e propria è una passione e parlando con lui ad un certo punto mi chiede come mai non faccio la blogger di professione.

Eh, bella domanda.

Come mai?

Ovviamente sul momento ho esordito con una risposta quasi completamente basata sull’approccio economico. Perchè ahimè non è che ti pagano per scrivere quello che pensi: magari! Io firmerei subito se fosse così, sforno talmente tante idee, progetti e parole che potrei diventare ricca davvero.

Il discorso ha poi preso altre pieghe e via così. Ma il tarlo è rimasto lì: latente. Come mai non faccio al blogger di professione? E ho iniziato a pensare a chi vive solo delle sue parole pubblicate on line. Ho scartato quelli che si sono venduti e che quindi hanno perso la libertà del loro pensiero. Poi ho lasciato da una parte tutti quelli che vivono alle spalle dei genitori, o dei fidanzati/mariti/mogli insomma della mezza mela che profuma di oro. Diciamo che la rosa si è letteralmente appassita nel fare queste scremature e mi sono iniziata a chiedere come mai sia così difficile far diventare una passione come la condivisione un lavoro vero e prorio.

Io il lavoro “vecchio stampo” ce l’ho e tutte le mattine mi alzo con uno scopo ben preciso e vado in centro, mi vesto e mi preparo sapendo con quali persone trascorrerò la giornata. E quando arrivo mi sento bene, perchè sì, oltre ad avere il lavoro della vita – come direbbe papà – ho pure un lavoro che mi piace, alias doppia botta di fortuna. Quindi io, al lavoro – metropolitana a parte – ci vado volentieri. Ma non posso certo dire che la mia passione primaria nella vita sia l’ambito bancario, sarei matta. non è che quando mi addormento sogno i file excell, o la posta di outlook ma quello che faccio mi rende felice, mi riempe le giornate e arrivo alle 17 senza accusare ogni minuto che trascorro seduta alla scrivania. E poi mi piacciono i colleghi, l’ambiente, le vetrate, il fatto che le persone sorridono anche se siamo a Milano, il chè non è affatto poco!

Quindi, premettendo che non credo mollerei tutto per fare la blogger h24, mi sono chiesta se quantomeno fosse possibile. Potrei permettermelo? Magari non oggi, ma fra qualche anno. La risposta è negativa. Non perchè non creda nei social o nei lettori – che siete tanti e io sono sempre super felice: GRAZIE!!!!!!!! – ma perchè è difficile far capire la professionalità e la serietà che sta dietro un lavoro di questo tipo. E fino a che le aziende ed i brands stessi non inizieranno a scremare fra i blog, scegliere quali canali usare e decidere come utilizzare al meglio i loro comunicati stampa rendendosi parte attiva di questo processo, non ci sarà posto per il blogger come vera professione.

Per gli ego blog è un’altra storia. Ahimè.

Share if you like! :)
Pinterest Twitter Facebook Posterous Email